Decreto Primo Maggio approvato: bonus assunzioni per tutto il 2026 e nuovo salario giusto

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28 Aprile 2026, di Barbara Weisz – PMI.it

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Primo Maggio 2026, in vista della Festa del Lavoro. Al centro del provvedimento c’è la proroga dei bonus assunzioni per giovani, donne e imprese nella ZES Unica del Mezzogiorno, nonché un nuovo incentivo per le stabilizzazioni dei contratti a termine, norme sul salario giusto come condizione trasversale per accedere agli incentivi pubblici, una stretta sulle piattaforme digitali e uno sgravio per le aziende certificate sulla conciliazione vita-lavoro.

Bonus Giovani under 35: proroga fino a fine 2026

Il decreto proroga fino al 31 dicembre 2026 il Bonus Giovani under 35 — introdotto dal DL 60/2024 e già previsto dal Milleproroghe fino al 30 aprile 2026. L’agevolazione non diventa però strutturale come auspicato inizialmente, restando una misura a tempo, seppur con un ampio orizzonte annuale. L’esonero contributivo si applica alle assunzioni a tempo indeterminato o alla trasformazione dei contratti a termine di personale non dirigenziale che non abbia ancora compiuto i 35 anni. Non si applica al lavoro domestico e all’apprendistato ma può spettare in presenza di un precedente rapporto in apprendistato non trasformato in tempo indeterminato.

Il Bonus assunzione di giovani under 35 è modulato in base all’impatto sull’organico aziendale: è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro se l’assunzione determina un incremento occupazionale netto — ovvero un aumento reale del numero di dipendenti rispetto alla media dei dodici mesi precedenti. In entrambi i casi il limite è di 500 euro mensili, che sale a 650 euro per le assunzioni presso sedi o unità produttive nella ZES Unica del Mezzogiorno. La durata massima è di 24 mesi.

Bonus Donne: esonero totale fino 800 euro

Il Decreto Primo Maggio proroga e potenzia anche il Bonus Donne per le assunzioni dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. L’esonero è al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite di 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle regioni della ZES Unica ammissibili ai fondi strutturali europei.

Possono accedere all’agevolazione le lavoratrici di qualsiasi età, assunte a tempo indeterminato con contratto non dirigenziale, che risultino prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se appartenenti a categorie di svantaggio definite dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. Anche in questo caso l’assunzione deve generare un incremento occupazionale netto. La durata massima dell’esonero è di 24 mesi, ridotta a 12 per le categorie di svantaggio più ampie.

Bonus ZES per le piccole imprese del Mezzogiorno

Il decreto proroga fino al 31 dicembre 2026 il Bonus ZES introdotto dall’articolo 24 del DL Coesione (Decreto Legge 60/2024), già prorogato dal Milleproroghe fino al 30 aprile 2026. La misura è riservata ai datori di lavoro privati fino a 10 dipendenti nel mese di assunzione, con sede o unità produttiva nella ZES Unica del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria).

I lavoratori da assumere devono avere almeno 35 anni di età ed essere disoccupati da almeno 24 mesi. Il contratto deve essere a tempo indeterminato e generare un incremento occupazionale netto. L’esonero è al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite di 650 euro mensili, per una durata massima di 24 mesi.

Fino a 500 euro al mese per stabilizzare i contratti brevi

Il decreto introduce un nuovo incentivo specifico per la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti a termine di durata complessiva non superiore a dodici mesi, stipulati dal 1° gennaio al 30 aprile 2026. L’esonero è al 100% dei contributi previdenziali, nel limite di 500 euro mensili, per un periodo massimo di 24 mesi. La trasformazione deve avvenire tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026. La misura è rivolta ai lavoratori under 35 che non sono mai stati occupati a tempo indeterminato.

Salario giusto come condizione per gli incentivi

Tutti gli esoneri previsti dal Decreto Primo Maggio 2026 sono condizionati all’applicazione del salario giusto. Il parametro si riferisce al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni di datori di lavoro e lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le retribuzioni applicate non possono essere inferiori a tali soglie. Nei settori non coperti da contrattazione collettiva, il riferimento è il contratto più vicino all’attività effettivamente esercitata. Chi applica contratti pirata o sottopaga i lavoratori è escluso dagli incentivi pubblici.

La linea di Governo su lavoro di qualità e contrattazione

«Il parametro di riferimento per stabilire il salario giusto è la contrattazione, in particolare i contratti collettivi più rappresentativi. Chi applica contratti pirata e sottopaga i lavoratori non ha diritto a incentivi pubblici sul lavoro» ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni presentando il provvedimento. «Applicheremo lo stesso criterio anche ad altri futuri interventi a sostegno del lavoro di qualità», ha aggiunto la ministra del Lavoro Marina Calderone. Il decreto segna così una scelta di campo netta: gli sgravi contributivi pubblici diventano condizionati alla qualità contrattuale, premiando chi rispetta i contratti collettivi nazionali più rappresentativi e escludendo chi ricorre al dumping salariale.

Conciliazione vita-lavoro: nuovi sgravi per le aziende certificate

Le imprese in possesso della certificazione UNI/PdR 192:2026 in relazione a misure di conciliazione vita-lavoro (maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità, welfare, salute e continuità di carriera) accedono a un esonero contributivo fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 50.000 euro annui per impresa. Le modalità di rilascio della certificazione e le procedure di domanda saranno definite con decreto interministeriale. Le aziende certificate potranno inoltre beneficiare di misure premiali nell’accesso ai bandi pubblici per le assunzioni agevolate.

Rinnovo Contratti Collettivi con adeguamento IPCA

Il decreto interviene anche sui rinnovi dei contratti collettivi, lasciando alle parti sociali la disciplina delle decorrenze degli aumenti, degli eventuali importi una tantum e degli strumenti di copertura economica tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo. Se il rinnovo non arriva entro dodici mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate in misura pari al 30% della variazione IPCA, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato.

TFR alla previdenza complementare

Tra le misure del Decreto Primo Maggio entra anche la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote di TFR maturate tra gennaio e giugno 2026. La misura apre una finestra limitata sul trattamento di fine rapporto, collegando il decreto anche al tema della pensione integrativa e alla destinazione delle somme maturate nel primo semestre dell’anno.

Rider e piattaforme digitali: stretta accessi e trasparenza

Il decreto interviene infine sulle piattaforme digitali con norme mirate a ridurre abusi e caporalato. L’accesso alla piattaforma da parte dei lavoratori potrà avvenire esclusivamente tramite identità digitale SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE) oppure con un account rilasciato dalla piattaforma con sistema di autenticazione a più fattori. La cessione dell’account o il suo utilizzo da parte di soggetti diversi dal titolare comporterà sanzioni amministrative.

Le piattaforme sono inoltre tenute a informare i lavoratori in modo trasparente sul funzionamento degli algoritmi usati per assegnare le attività, determinare i compensi, valutare le prestazioni e sospendere o limitare l’accesso. Il lavoratore ha sempre diritto a una spiegazione chiara sulle decisioni automatizzate che incidono sulle proprie condizioni di lavoro e, nel caso, al riesame mediante intervento umano.

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